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I profughi kurdi
L’ondata di sbarchi di profughi Kurdi in Sicilia,
in Puglia e in Calabria non è dovuta soltanto alla
ricerca di un posto di lavoro, ma soprattutto al rischio
immediato di vita che decine di migliaia di abitanti del
Kurdistan turco e iracheno patiscono ogni giorno da quando
sono ripresi gli attacchi dell’esercito turco, che
coinvolgono popolazioni inermi oltre che i combattenti kurdi.
Il problema è soprattutto politico, ma non solo politico.
E’ anche un problema di criminalità organizzata.
La mafia turca, infatti, lucra abbondantemente sull’organizzazione
di questi viaggi della speranza, sfruttando la disperazione
dei profughi kurdi e adagiandosi sull’impunità
garantita di fatto dalle autorità della Turchia che
non fanno nulla per bloccare questo traffico di esseri umani
che ricorda, per certi versi, le navi dei mercanti di schiavi
di due secoli fa. Tutto questo è intollerabile, mentre
il fenomeno sta assumendo proporzioni da esodo biblico.
Sono sempre di più le navi di disperati, autentiche
carrette che rischiano di affondare al primo segno di burrasca,
che finiscono sulle rive calabresi e siciliane. Nonostante
l’impegno della Guardia di Finanza e della Guardia
Costiera, nonostante l’impiego di sofisticate tecnologie
per monitorare l’arrivo nelle acque territoriali di
imbarcazioni clandestine, sono ancora decine le navi che
stazionano al di là delle acque territoriali in attesa
di sortite notturne per scaricare i profughi.
Tutto questo è grave perchè la mafia turca
si arrichisce coi pochi risparmi dei contadini kurdi che
fuggono inseguiti dalle cannonate e dai colpi di mitragliatrice.
Inoltre, l’allontanamento dai territori kurdi ai piedi
dell’Anatolia favorisce il progetto di pulizia etnica
del governo di Ankara che tende a turchizzare il Kurdistan.
E’opportuno che i mezzi di comunicazione informino
i cittadini su quel che sta accadendo, ed è anche
opportuno che il Governo Italiano intervenga presso la Turchia
e gli organi internazionali perché, oltre a stroncare
l’organizzazione mafiosa turca, faccia dei tentativi
per risolvere il problema kurdo e non far passare tutto
questo sotto silenzio. Inoltre, è necessario che
i profughi kurdi siano riconosciuti come rifugiati politici.
Azadì ha organizzato una task force per affrontare
questo problema in collaborazione con altre associazioni
per poter aiutare i profughi che arrivano in Italia.
Chiediamo anche la collaborazione degli altri gruppi e
associazioni per affrontare questo problema.
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