Home

La poesia kurda

La poesia popolare e la poesia d'autore, in Kurdistan, si alimentano reciprocamente. Spesso la poesia colta riprende storia del folklore a cominciare dal più importante autore kurdo, Ahmedi Khani, con "Mam e Zin" mentre diventano canto e si trasmettono oralmente poesie d'autore care all'animo popolare, dalle raffinate quartine del X secolo di Baba Tahir alle liriche contemporanee di Goran.
In Kurdistan, viaggiatori ed etnologi dei secoli scorsi notavano innanzitutto che le donne, anziché nascondersi sotto il velo informe in uso negli altri paesi islamici, indossavano ( come oggi) abiti dai colori splendenti che mettono in risalto la femminilità, e che le danze popolari di donne e uomini insieme, parte integrante della vita sociale, erano motivo di scandalo per i popoli vicini. Originariamente una delle forme di poesia popolare tra le più note, il Laùk, tipico di molte aree del Kurdistan settentrionale, era composto e cantato esclusivamente dalle donne, ma non perché fossero musiciste di mestiere. Le donne, soprattutto in occasione di fatti d'arme, cantavano le gesta del marito, del figlio, del fratello, o ne celebravano il ricordo di fronte alla famiglia, al villaggio, all'assemblea della tribù. In alcuni aspetti della cultura e della lingua kurda affiorano tracce di matriarcato, resti di una civiltà remota eppure tenace, tanto da aver resistito all'offensiva antifemminile del Corano: la donna kurda ha mantenuto un ruolo importante, anche a capo di clan e principati, in pace e in guerra, nei movimenti indipendentisti e nella resistenza.

Vagabondo

Son vagabondo in casa mia
Che sia in Arabia in Persia o in Turchia
Ch'io sia ben vestito e potente
O misero e pezzente
Ch'io abiti una casa altissima
O un buco sotto le macerie
Ch'io segga sul banco dei dotti
O vada mendicando per via
ch'io sia libero felice ricco o ch'io stia
incatenato per la gola nell'angolo di un carcere

Sono kurdo e per i kurdi e il Kurdistan

Son pronto a dare la mia vita

Kurdo vivrò kurdo morirò

In kurdo risponderò dalla tomba

Come kurdo ancora rivivrò

E nell'altra vita ancora
Per i kurdi combatterò.

Sono kurdo

Sfido povertà, privazioni, sofferenza.
Resisto con forza a tempi d'oppressione.
Ho coraggio.

Non amo occhi d'angelo,
carni bianche come marmo.

Amo le rocce, i monti, le vette
perse tra le nubi.

Sfido sventura,miseria, solitudine
e mai sarò servo del nemico
mai gli darò tregua!

Sfido bastoni, catene, torture.
E anche se il mio corpo è fatto a pezzi
con tutte le mie forze griderò:
io sono kurdo.

HEMIN



Dialoghi

Ho posatol'orecchio sopra il cuore
della terra.
Parlava d'amore, del suo amore
per la pioggia,
la terra.

Ho posato l'orecchio sul liquido cuore
dell'acqua.
il mio amore, l'amore mio
è la sorgente, cantava
l'acqua.

L'ho posato sul cuore dell'albero.
Della sua folta chioma,
- l'amore suo- diceva,
l'albero

Ma quando accostai l'orecchio
all'amore stesso,
che non ha nome,
era di libertà che parlava,
l'amore.

SHERKO BEKAS

  [Introduzione - Rassegna - Iniziative - Documenti - News]

 
Associazione Azadì
Via Siena - 1
95128 Catania
Tel: 095 503761
095 334725
fax: O95 503761
E-mail:
info@azadi-kurdistan.org
C/C postale n° 17072950