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Nawroz (capo d'anno kurdo)
C’era una volta in Kurdistan un re di nome Zoak che
opprimeva il popolo come un vero despota. Questo re si ammalò:
su ognuna delle sue spalle si levava minaccioso un serpente
che voleva divorargli il cervello. Essi sibilavano senza
fermarsi e cercavano di scivolare nelle orecchie del re.
Non potendo più sopportare questa situazione, Zoak
chiamò un medico che gli diede un consiglio terribile:
per potersi liberare dai due serpenti avrebbe dovuto dar
loro ogni giorno il cervello di un adolescente. Questo consiglio
fu seguito e i ministri consegnavano regolarmente dei giovanetti
al re. Poiché le vittime aumentavano, alcuni Kurdi
decisero di ritirarsi sulle montagne per sottrarsi a questo
mostro. Tra di loro c’era un fabbro di nome Kawa che
aveva dato molti dei suoi figli in sacrificio. Egli aveva
finalmente deciso di ribellarsi con i suoi compagni e, per
dare un segnale al popolo intero, dichiarò: "Quando
vedrete bruciare un fuoco su tutte le cime delle montagne
del Kurdistan, potrete iniziare a ribellarvi tutti insieme."
Tutto andò secondo le sue previsioni e durante la
ribellione Kawa e i suoi compagni uccisero il re e i suoi
ministri, mettendo così fine alla oppressione reale
e chiamarono il loro primo giorno di libertà "Nawroz",
il "Nuovo Giorno".
Ma Nawroz è anche la festa nazionale kurda. Apre
la primavera, poiché è il 21 marzo. E’
una festa che ha prima di tutto un significato politico
e le autorità lo sanno bene, dal momento che la proibiscono.
Il 21 marzo, quindi, i Kurdi si recano sulle cime delle
montagne per accendere dei fuochi. Il fuoco è insieme
il simbolo della vita, della primavera che si rinnova, e
il simbolo della rivoluzione. Le montagne si accendono,
quindi, malgrado le autorità lo vietino, perché
per loro questo significa che finché ci saranno fuochi
sulle cime quella notte, ci saranno dei Kurdi.
Quando tutto il popolo è riunito, gli intellettuali
e i professori leggono poesie rivoluzionarie, tradizionali
o di loro composizione. Poi tutti gli ascoltatori cantano
i canti più noti dedicati a Nawroz. La canzone del
poeta kurdo Piramerd inizia con queste parole:
"Oggi è il primo giorno del
nuovo anno
che torna a noi.
E’ un’antica festa kurda
e il suo ritorno ci riempie di gioia.
Ecco il sole che sorge
dalle vette dei monti.
E’ il sangue dei martiri che
si riflette nell’aurora.
Non vale la pena piangere i martiri,
perché quelli che vivono nel cuore
del loro popolo non muoiono mai.
E’ questo colore vermiglio
sulle vette dei monti
che porta la notizia ai Kurdi,
nelle vicinanze come ai confini del paese."
In questa poesia cantata compare un nuovo significato simbolico
del fuoco: è il sangue kurdo versato come prezzo
per l’indipendenza il cui colore non soltanto macchia
l’aurora, ma scaturisce anche dai fuochi accesi nella
notte.
Piramerd non è il solo ad aver scritto su Nawroz.
Alla richiesta del popolo numerosi poeti e cantori si ispirano
a questa festa e un adattamento teatrale, a mezza strada
tra il mito e la realtà, ebbe un grande successo
nelle città del Kurdistan.
Questo successo e questa festa continuano a preoccupare
le autorità, che ogni anno temono le sue possibili
conseguenze. Per questo lo stato iracheno ha tentato di
mascherare questa festa dandole un nome arabo, con un diverso
significato e l’ha chiamata "Festa degli alberi",
mentre in Turchia è stata vietata completamente.
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