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Campagna di scolarizzazione dei bambini kurdi

Al primo impatto con i bambini kurdi sorprendono i loro silenzio e i loro sguardi che cercano comprensione, aspettano con umiltà e dignità di essere aiutati. Sembrava che il tempo, in questo luogo, fosse cessato di trascorrere. Quasi tutte le attività erano ferme, sia nelle fabbriche sia negli uffici. Inizialmente non capivamo perché non ci fosse richieste di lavoro sul mercato che venissero incontro alle esigenze di un numero crescente di diplomati e laureati. Durante il nostro soggiorno in Kurdistan ci siamo resi conto che tutto era conseguenza del regime dittatoriale di Saddam Hussein, che con l'embargo nella zona kurda ha tolto gli stipendi ai dipendenti statali. In questa zona un lavoratore di qualunque settore, adesso, guadagna più di un insegnante o di un ingegnere; dunque da quanto detto si deduce che il regime di Saddam Hussein colpisce esclusivamente la categoria degli intellettuali. Questa politica ha innescato un meccanismo che, proprio del regime dittatoriale, ha costretto le famiglie, il maggior numero sono prive del capofamiglia, a mandare i propri figli maschi a lavorare anziché a frequentare la scuola. Scelta, questa, che nasce dall'esigenza di sopravvivenza. Questa politica apparentemente sembra che venga incontro al disagio economico del popolo, ma in realtà nasconde ben altri intenti. I bambini, i giovani Kurdi e soprattutto le ragazze, non frequentando la scuola, perdono la libertà di pensare con la propria mente.

"Morale della realtà"quando un adolescente del mondo occidentale crede che la libertà sia poter fare tutto quello che si vuole, non ha capito in realtà che la "libertà di pensare e di vivere"di ogni essere umano inizia nel momento in cui si coltiva democraticamente la mente.Quindi quando un adolescente non ha capito l'utilità della scuola non ha compreso l'unico e vero valore della libertà. Questo meccanismo la gente kurda lo ha compreso, ma per sopravvivere deve subirlo, non ha la possibilità di comprare il materiale didattico, che ha dei costi molto alti. Quasi tutti i prodotti, nella zona sotto il controllo dei Kurdi, dove grava il doppio embargo, hanno dei prezzi elevati, che la gente non si può permettere. Nella zona kurda sotto il regime, invece, vi sono sul mercato pocchissimi prodotti, a causa dell'embargo posto dall'Occidente. Addirittura molte persone disconoscono l'esistenza di numerosi generi alimentari.Quando si devono mandare degli aiuti in queste zone di guerra è consigliabile vagliare tutti questi aspetti, valutando l'aspetto socio-economico con le relative conseguenze.

Dalle lettere che le famiglie dei bambini hanno scritto alle famiglie in Italia si evince il desiderio di voler mandare i loro figli a scuola. Noi, come Associazione, sul posto abbiamo acquistato del materiale didattico, dando così a circa diecimila bambini la possibilità di studiare. Dopo il nostro soggiorno siamo in grado di sapere cosa necessita e cosa sia più utile e giusto per questa popolazione.

Alla fine di questa esperienza in Kurdistan, rimane però la certezza dell'importanza di questo viaggio, che sarà sicuramente "ispiratore" per l'Associazione Azadì di molte idee e progetti per il futuro.

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